Chi era Tito Speri

Tito Speri

Il martire della libertà d’Italia Tito Speri nacque a Brescia il 2 agosto 1825. Era figlio di un restauratore di quadri, che aveva militato sotto le insegne napoleoniche. Dimostrò assai presto un temperamento vivace e ribelle ed una dichiarata avversione all’invasore austriaco.
Il 1° ottobre 1846 entrò nel seminario di Brescia, ma ne uscì nell’aprile successivo, dopo aver persuaso la madre a fargli frequentare il liceo di Lodi (novembre 1847). Non appena avuta notizia che il popolo milanese era insorto durante le Cinque Giornate, corse nel capoluogo lombardo e si arruolò nel corpo dei volontari che si unì all’esercito sardo, quindi combattè a Governolo (MN). Nel luglio si trovava a Parma con le truppe di La Marmora; di là, dopo l’armistizio Salasco, tornò a Brescia dove, durante la restaurata dominazione austriaca, fece parte di quel comitato, che era in diretta corrispondenza con l’altro, composto da esuli lombardi e veneti, che in Piemonte era d’accordo col governo sardo, in vista di una ripresa delle ostilità contro l’Austria. A questo fine si recò a Torino, dove si trovava nel marzo 1849. Sempre nel 1849 fu tra i capi dell’insurrezione nelle Dieci Giornate di Brescia, combattendo valorosamente, guidando gli insorti popolari, esponendosi sempre dove il pericolo era più grave, sfidando più volte la morte. Alla vittoria degli Austriaci ed al loro ingresso in città, andò in esilio a Lugano e poi a Torino (maggio 1849), dove si avvicinò alle idee repubblicane e democratiche di Mazzini. Visse poveramente nella capitale piemontese, quindi, ai primi del 1850, profittando dell’amnistia austriaca, fece ritorno a Brescia. Qui, nonostante fosse continuamente sorvegliato dalla polizia, che tentò invano di catturarlo, fece parte di un comitato insurrezionale sorto sul ceppo di quello organizzato a Mantova da Enrico Tazzoli. Per questo comitato ebbe incarico di far provvista d’armi, di pubblicare bollettini clandestini che incitavano il popolo all’azione, diffondere i biglietti del “prestito mazziniano”. Inoltre addestrò i giovani all’uso delle armi. Dopo i primi arresti a Mantova nel gennaio del 1852, il 18 giugno fu arrestato e tradotto in catene nel carcere del Castello di Brescia. Il 28 dello stesso mese fu tradotto a Mantova, dove s’istruivano i famosi processi contro i patrioti. Accusato di alto tradimento per aver partecipato all’organizzazione dell’uccisione del commissario di polizia Rossi, fu condannato a morte. Durante i numerosi e snervanti interrogatori, i processi e la detenzione, conservò sempre un contegno eroico. Fu impiccato il 3 marzo 1853, sugli spalti della Fortezza di Belfiore, ora non più visibili, a seguito della loro distruzione. La località di Belfioreè la stessa dove sorge la sede del Centro Studi “Tito Speri”. Il luogo preciso del martirio (la valletta) dista circa 200 metri dalla scuola e fa parte del Parco del Mincio, prospiciente il lago superiore di Mantova. Ora le spoglie mortali di Tito Speri, dopo la traslazione avvenuta pochi giorni dopo il martirio ad opera del proprietario del fondo, certo Soregotti, riposano nel Cimitero degli Angeli di Mantova.

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